Indagine della flora presso il Ponte della Libertà

Indagine della flora presso il Ponte della Libertà

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Alvise Maria Gastaldi e VITAL Team
on 26.02.26

Nel tardo autunno 2025 abbiamo svolto un’indagine esplorativa delle piante alofile presenti nell’area di cantiere del nuovo acquedotto tra punta San Giuliano e Tronchetto. Ci troviamo in prossimità del Ponte della Libertà, a lato sud (Fig. 1). Lo scavo dei sedimenti per la posa delle due grandi condotte sublagunari in acciaio (diametro 1000 mm) e il conseguente movimento terra, hanno portato alla formazione di due importanti cordoli di sedimento.

Fig. 1 Localizzazione dei due cordoli di sedimento.

Il cordolo 1 (evidenziato in rosso nella fig. 1), lungo circa 1250 metri, risulta il più datato tra i due in quanto è generalmente più vegetato; il maggior tempo a disposizione ha infatti permesso a un numero superiore di individui vegetali di colonizzare il sedimento. Anche il profilo morfologico risulta più dolce, poiché l’azione dell’acqua ha avuto più tempo per modellare i depositi (Fig. 2-3).

Fig. 2 Cordolo 1.
Fig. 3 Dettaglio morfologia sedimenti cordolo 1.

Il cordolo 2 (evidenziato in verde nella fig. 1), lungo circa 750 metri, è forse il più recente come suggerito dalla scarsa ricolonizzazione vegetale e dai profili ancora aspri e irregolari (Fig. 4-5).

Fig. 4 Cordolo 2.
Fig. 5 Dettaglio morfologia sedimenti cordolo 2.

Nonostante la stagione non fosse la migliore per il riconoscimento delle specie (alcune erano già in fase senescente, il che giustifica la natura preliminare e speditiva dell'indagine), anche con la marea alta siamo riusciti a riconoscere quasi tutte le specie presenti. Nello specifico abbiamo incontrato:

Atriplex prostrata (Fig. 8), Galatella tripolium (Astro marino), Halimione portulacoides (Porcellana di mare), Limonium narbonense, Phragmites australis (Cannuccia di palude), Puccinellia palustris (Gramigna delle lagune), Sarcocornia spp, Soda inermis (Salsola soda - Barba di frate) (Fig. 6), Suaeda maritima (Erba sausa)(Fig. 7).

Fig. 6 Soda inermis (Salsola soda).

Le specie, a livello di diversità, erano equamente presenti nei due cordoli. A livello di abbondanze il numero 1 (Fig, 1) presenta valori maggiori. Nelle zone emerse (marea 82cm) abbiamo trovato tutte le specie, ma solo in questo settore erano presenti: A. prostrata, S. maritima, G. tripolium, P. palustris e specie erbacee. Nelle zone sommerse abbiamo trovato qualche specie di Sarcocornia e alghe verdi. Nelle zone d’interfaccia abbiamo trovato: S. inermis, H. portulacoides, L. narbonense, P. palustris e specie di Sarcocornia.

Fig. 7 Suaeda maritima.

Le osservazioni effettuate sui cordoli trovano riscontro nelle dinamiche generali di colonizzazione delle paludi salmastre costiere. In questi ambienti, la vegetazione è composta da specie specializzate e resilienti, capaci di prosperare in ambienti altamente dinamici. Il recupero naturale di questi ecosistemi è sorprendentemente rapido (Tozzi et al., 2022).

Fig. 8 Atriplex prostrata.

I fattori chiave della colonizzazione

La ricolonizzazione delle barene non è casuale, ma regolata da un mix di fattori spaziali e biologici:

  • Dispersione e connettività: La vicinanza a "sorgenti di semi" è cruciale. Specie come Salicornia, che producono semi piccoli e leggeri, o Suaeda maritima, i cui semi galleggiano facilmente, sfruttano l'acqua (idrocoria) per colonizzare rapidamente nuove aree.
  • Topografia: L'elevazione del suolo è il principale indicatore (proxy) della salinità e della frequenza delle maree, fattori che determinano quanti e quali individui riusciranno a insediarsi.
  • Evoluzione stagionale: Il picco delle nuove piantine si osserva a fine aprile. Nelle zone pioniere segue poi un calo dovuto alla selezione naturale, mentre nelle zone più elevate la popolazione resta numericamente bassa ma stabile.

Le dinamiche sociali tra le piante cambiano nel tempo. Inizialmente, le piante tendono a raggrupparsi: la presenza di vicini riduce lo stress idrodinamico e mantiene il suolo più fresco e meno salino. Tuttavia, con l'aumentare della densità, subentra la competizione per le risorse, portando a una naturale regolazione della popolazione (Lõhmus et al., 2020).

Sulla base delle proiezioni scientifiche per la Laguna di Venezia, il futuro degli habitat vegetali (da qui individuati come Modified Ward Habitat Aggregates ovvero un’aggregazione delle comunità vegetali basata sulla loro elevazione media rispetto al livello del mare) (Fig. 9) delinea uno scenario di profonda trasformazione.

Fig. 9 Transetto di una palude salmastra (barena). Gli aggregati MWHA sono ordinati in base alla loro elevazione (Ivajnšič et al., 2018).

Zone basse e pioniere (MWHA 0, 1, 2) (Fig. 9) Destinate a una drastica riduzione. Il settore Nord rischia la scomparsa totale entro il 2075, mentre il Sud potrebbe resistere solo in scenari climatici ottimistici.

Arbusteti di Sarcocornia (MWHA 3) (Fig. 9): Calo generale, con una possibile espansione localizzata a Sud in scenari intermedi.

Zone alte e canneti (MWHA 4, 5) (Fig. 9): Risultano i più stabili, con il canneto (Phragmites) che si conferma l'habitat più resiliente, pur soffrendo a Nord negli scenari estremi (Ivajnšič et al., 2018).

Note:

Ivajnšič, Danijel, et al. "The fate of coastal habitats in the Venice Lagoon from the sea level rise perspective." Applied Geography 98 (2018): 34-42.
Lõhmus, Kertu, Thorsten Balke, and Michael Kleyer. "Spatial and temporal patterns of initial plant establishment in salt marsh communities." Journal of Vegetation Science 31.6 (2020): 1122-1132.
Tozzi, Francesco Pio, et al. "Vegetation Dynamics on a Restored salt Marsh Mosaic: a Re-Visitation Study in a Coastal Wetland in Central Italy." Wetlands 42.8 (2022): 101.