Barene artificiali: dallo screening satellitare agli interventi sul campo
Barene artificiali: dallo screening satellitare agli interventi sul campo
Le barene artificiali della Laguna di Venezia non evolvono tutte allo stesso modo. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Restoration Ecology, che per la prima volta valuta sistematicamente le 63 ricostruzioni morfologiche del bacino centrale di Malamocco attraverso immagini satellitari ad alta risoluzione.
Lo studio, firmato da ricercatori dell’Università di Wageningen, Università di Anversa, We are here Venice e DEME Group, si inserisce nel quadro degli interventi di ricostruzione morfologica avviati alla fine degli anni ’80 nella Laguna di Venezia. In questo periodo sono stati ricostruiti oltre 1.600 ettari di velme e barene, utilizzando i sedimenti dragati durante la manutenzione dei canali navigabili e lavori infrastrutturali. Ci si aspettava che queste strutture potessero essere colonizzate spontaneamente dalla vegetazione e sviluppare caratteristiche simili a quelle delle barene naturali, ma ciò non è sempre avvenuto. Mancava inoltre un quadro complessivo che permettesse di confrontarne lo stato e l’evoluzione su larga scala.
I ricercatori hanno sviluppato una metodologia di screening basata su un’immagine satellitare open source (risoluzione 30 cm), elaborate con strumenti GIS. Per ciascuna delle 63 barene sono stati analizzati la copertura vegetale, la densità dei canali di marea e il rapporto tra superficie emersa e sommersa.
I risultati mostrano una variabilità molto ampia tra le diverse barene, anche quando sono state costruite secondo criteri simili e nello stesso contesto normativo. La loro evoluzione non segue quindi un percorso uniforme. Gli indicatori analizzati non descrivono però da soli la complessità ecologica di questi ambienti: aspetti come la biodiversità, il ciclo dei nutrienti e il sequestro del carbonio non possono essere rilevati direttamente dalle immagini satellitari.
Un risultato particolarmente interessante riguarda la forma delle barene. Quelle più regolari e compatte tendono ad avere una maggiore copertura vegetale, probabilmente perché presentano una minore proporzione di bordo esposto all’erosione e all’energia delle onde. La forma scelta in fase di progettazione può quindi influenzare il modo in cui una barena si sviluppa anche molti anni dopo la sua costruzione.
Lo studio mette inoltre a disposizione un database spaziale pensato per facilitare il confronto tra siti diversi e seguire nel tempo i cambiamenti delle barene, aiutando a individuare le aree più fragili e a orientare gli interventi di ripristino e manutenzione.
È in questa direzione che si inserisce il lavoro sul campo di We are here Venice nell’ambito del progetto europeo WaterLANDS. Accanto ai grandi interventi di ricostruzione morfologica, il progetto dimostra la fattibilità di soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions), tra cui fascinate per proteggere dall’erosione, piantumazione di specie native e piccoli canali tidali auto-costruiti con la creazioni di aperture in punti strategici della struttura perimetrale di contenimento dei materiali refluiti.
L’obiettivo è seguire l’evoluzione delle opere e intervenire nelle zone vulnerabili o preventivamente, migliorando nel tempo la resilienza degli interventi, il riutilizzo dei sedimenti e la salute complessiva dell’ecosistema lagunare.
Note:
Tutte le immagini sono tratte da: Chouairi et al. (2026). L'immagine di copertina è adattata dalla Figure 3A dell'articolo originale.
Note:
Tutte le immagini sono tratte da: Chouairi et al. (2026). L'immagine di copertina è adattata dalla Figure 3A dell'articolo originale.
Riferimenti:
Chouairi, A., Meire, P., Gastaldi, A. M., De Keuleneer, F., & da Mosto, J. (2026). Evaluating the state of constructed infills in the Venice Lagoon through remote satellite imagery. Restoration Ecology. https://doi.org/10.1111/rec.70534
◾